L’ambito territoriale di riferimento del Centro “Valle Argentino” è quello della Riserva naturale Orientata “Fiume Argentino”, il versante più selvaggio e naturale del Parco Nazionale del Pollino. Istituita con D.M. n.425 del 21 luglio 1987, la Riserva è ubicata nell’Alto Tirreno Cosentino, lungo la valle omonima.

I 3.980 ettari del suo territorio comprendono tutta la parte alta del bacino del fiume Argentino, dalle sorgenti a Piano Novacco fino a circa un chilometro a monte dell’abitato di Orsomarso, caratterizzato da costoni scoscesi e pareti rocciose profondamente incise dai vari affluenti del fiume.
L’integrità e l’aspetto selvaggio di vasta parte di quest’area è legata ad una ridotta frequentazione antropica nel corso dei secoli. La valle ha un andamento est-ovest, con quote che variano dai 1.631 metri del monte Palanuda ai 150 metri del fondovalle. Si tratta di una delle aree più affascinanti del sud Italia.

La natura selvaggia domina incontrastata con boschi ricchissimi di una vegetazione tra le più varie, dove spicca il pino loricato, ed una fauna che ospita gli ultimi esemplari di capriolo italico autoctono.

Di grande interesse i monumenti di pietra, formatisi nei secoli a causa dell’azione erosiva e modellatrice del vento, dell’acqua e del sole.

I due monumenti più spettacolari campeggiano l’uno vicino all’altro su un costone posto tra il Campicello e la Montea: “Pietra Pertusa” e “Tavola dei Briganti”.

E poi i Torrioni gemelli di “Pietra Campanara” e di “Crivo dell’Uomo Lungo” che segnano come pietre miliari l’inizio e la fine delle gole dell’Argentino, le guglie de “La Picarella” (nei pressi di monte Caramolo), gli obelischi di Montea. Ed ancora le grotte dallo spiccato interesse speleologico: la grotta del Frassaneto e della Risorgenza in località Palazzi. Il soprassuolo vegetale è costituito da un’eccezionale varietà di tipologie.

Bosco ceduo, alto fusto, alta e bassa macchia mediterranea si alternano senza soluzione di continuità su tutto il territorio, con centinaia di essenze diverse che rappresentano un po’ tutta la flora arborea ed arbustiva delle regioni mediterranee.

A partire dal pino loricato, che vegeta lungo i confini nord-orientali, si possono trovare: il faggio e l’abete bianco, che scendono fino ai 200 metri di quota nelle innumerevoli vallette che interessano l’orografia della riserva. I frassini maggiore e minore (Fraxinus excelsior e ornus) e l’orniello (Fraxinus ornus); il cerro (Quercus cerris) e il leccio (Quercus ilex); l’acero montano (Acer pseudoplatanus) e l’acero opalo (Acer opalus); il carpino bianco (Carpinus betulus) e la roverella (Quercus pubescens); l’ontano napoletano (Alnus cordata) e l’ontano nero (Alnus glutinosa); il nocciolo (Corylus avellana); il noce (Juglans regia) e il ciliegio selvatico (Prunus avium); il castagno (Castanea sativa) e il maggiociondolo (Laburnum anagyroides); numerosi salici distribuiti un po’ ovunque nella valle dell’Argentino.

 

E ancora: le ginestre, di Spagna e dei carbonai, il ginestrone, l’erica arborea e scoparia, il corbezzolo, il mirto, il sambuco, il lentisco, la fillirea, il farinaccio, il ginepro comune.

Grazie a questa mescolanza ed ai vari habitat che si sono venuti a creare nel tempo, anche la fauna che popola la riserva è ricca e varia. La presenza di gran lungo più importante è quella di un nucleo autoctono del capriolo italico. La sua presenza è attualmente stimata in alcune decine di capi.

E’ inoltre presente il lupo, il cinghiale, la volpe, la lepre italica, il driomio, la faina, la martora, il tasso, la donnola, il riccio, la puzzola, lo scoiattolo nero, il colubro leopardino (un raro rettile dalla sgargiante livrea), numerose specie avicole con importanti colonie di rapaci diurni e notturni (l’Allocco, l’Aquila reale, il Barbagianni, il Falco pellegrino, il Gheppio, il Gufo reale, la Poiana, lo Sparviero).

Passeggiano lungo le rive del fiume Argentino sarà possibile vedere anche la trota fario autoctona, il gambero di fiume e la lontra, a testimonianza della buona salute dell’ecosistema.