Eccovi qualche “tip” per fare trekking in sicurezza anche sui terreni più difficoltosi.

L’aderenza non dipende solo dal grip della suola dei nostri scarponi ma anche dal peso che riusciamo a scaricare sui piedi: più pressione riusciamo a esercitare sui punti di appoggio, minore diventa il rischio di scivolare.

Su terreno ripido e sdrucciolevole, l’istinto (o meglio, la paura!) ci spinge a “frenare”, portando il busto, e quindi il baricentro, all’indietro.

In questo modo, però, si alleggerisce il peso sui piedi, che perdono aderenza e scivolano in avanti. In queste condizioni è meglio tenere le ginocchia piegate e il busto flesso in avanti, il baricentro resta così ben posizionato sopra i piedi.

Mezzo passo “is meglio che uan…”

Qualche volta, nelle discese su terreno ripido molto sdrucciolevole (tipo ghiaioni) può essere utile adottare la tecnica del mezzo passo. In questo caso ci si posiziona con il busto e con i piedi laterali rispetto al pendio; si carica il peso sul piede più in alto e si abbassa quello inferiore.

Con uno spostamento del baricentro verso valle si carica poi il piede basso, si riavvicina il piede a monte e così via.

Incrocio magico

A volte il mix inclinazione + scivolosità del terreno (a causa del fango, della ghiaia o di erba e foglie bagnate) diviene così “letale” da rendere estremamente faticosa e instabile anche la salita.

In queste condizioni, camminando normalmente la superficie della suola che ad ogni passo appoggia sul terreno si riduce sempre di più con l’incremento della pendenza, aumentando così la fatica della progressione e il rischio di perdere aderenza.

Possiamo però “ingannare” l’inclinazione posizionandoci con i piedi e il bacino ruotati a destra o a sinistra rispetto alla linea di salita (proprio come se stessimo procedendo in traverso). In questo modo il piede che fa da punto di appoggio riesce ad avere sempre un buon contatto col terreno.

Per procedere si sposta il bacino in modo da portare tutto il peso sul piede a monte. A questo punto possiamo muovere il piede a valle incrociando le gambe e portandolo più in alto rispetto a quello su cui poggiamo.

Un nuovo spostamento a monte del bacino ci consente di caricare il peso sul piede incrociato e di effettuare un altro spostamento verso l’alto e così via.

Elogio del piede a banana…

Il “piede a banana” tanto vituperato dai calciatori, trova il suo riscatto nella tecnica della camminata in traverso su terreno ripido.

La normale camminata con busto e piedi rivolti nella direzione di marcia, in queste situazioni, favorisce lo spostamento del baricentro verso monte, che equivale alla perdita di aderenza del piede a valle, che equivale a sua volta a una probabile scivolata con coscia scartavetrata (in caso di coscia scartavetrata vi possono essere utili i nostri consigli sul kit di primo soccorso)

Ecco però che il piede a banana viene in nostro soccorso: basta, infatti, procedere tenendo il piede a valle ruotato verso l’esterno per ottenere un effetto stabilizzante.

Con questo accorgimento, infatti, il piede appoggia “di piatto” e non di taglio, sfruttando così tutta

la superficie della suola per l’aderenza. Inoltre, con questa rotazione del piede, viene quasi spontaneo ruotare e piegare leggermente anche il busto verso valle, contribuendo a mantenere il baricentro sul punto di appoggio.

Cammina insieme a noi ….. scopri l’incantata Valle del Fiume Argentino.

Fonte: trekking.it

 

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